Bernardo Bertolucci a Roma, 1967
Foto di Gideon Bachmann

1941 Bernardo Bertolucci nasce a Parma, dalla professoressa Ninetta Giovanardi (originaria di Sydney) e dal poeta, storico dell’arte, traduttore e critico Attilio Bertolucci. Fino ai 12 anni, trascorrerà l’infanzia a Baccanelli, nella fattoria del nonno paterno.

1943 L’indomani dell’Armistizio dell’8 settembre, la piccola famiglia sfolla dalla pianura per trovare rifugio in montagna, nello sperduto paesino di Casarola, dove per un anno i tre occupano l’antica casa di pietra dei Bertolucci, mezza rovinata e disabitata da tempo.

1947 Nasce il fratello Giuseppe Bertolucci.

1954 L’intera famiglia si trasferisce a Roma, in via Giacinto Carini, nel quartiere di Monteverde Vecchio.

1956 Durante le tradizionali vacanze estive a Casarola, il quindicenne Bernardo realizza un primo cortometraggio, La teleferica, con una cinepresa a 16mm avuta in prestito. Tre mesi più tardi gira La morte del maiale nel podere di Baccanelli.

Ritratto della famiglia Bertolucci, 1958
Foto di Carlo Bavagnoli

1960 Viaggio-premio a Parigi per l’aver superato l’esame di maturità. Frequenta per un intero mese la leggendaria Cinémathèque Française di Henri Langlois, in compagnia del cugino Giovanni Bertolucci.

1961 Abbandona gli studi universitari in Lettere moderne per potere fare da assistente all’amico di famiglia e vicino di casa Pier Paolo Pasolini – una “scoperta” letteraria del padre – sul set di Accattone.

1962 Pochi giorni dopo aver vinto il premio Viareggio di poesia (categoria “Opera prima”) per il volumetto In cerca del mistero, esordisce ugualmente come regista alla Mostra del Cinema di Venezia, con il lungometraggio La Commare secca, da un soggetto pasoliniano. Ha 21 anni.

1964 Viene presentato al Festival di Cannes il più autobiografico Prima della rivoluzione, che fa di lui il seguace italiano della Nouvelle Vague (e in particolare di Jean-Luc Godard). Protagonista della pellicola è l’attrice di teatro Adriana Asti, sua compagna dai tempi di Accattone. Nonostante diversi premi internazionali, il film dovrà però aspettare tre anni prima di essere distribuito all’estero.

1967 Non riuscendo a trovare finanziamenti per nuovi progetti, firma un documentario in tre puntate per la Rai, La via del petrolio, e il cortometraggio d’avanguardia Agonia, destinato al film a episodi Amore e rabbia, nonché il trattamento di C’era una volta il West, insieme a Sergio Leone e Dario Argento.

1968 Fin dal 1° gennaio, Prima della rivoluzione, finalmente distribuito oltralpe grazie a Henri Langlois, riscuote un notevole successo presso gli studenti ormai in fermento della Sorbona. A fine marzo iniziano a Roma le riprese dell’assai “godardiano” Partner, moderno adattamento del romanzo Il sosia di Dostoevskij, con l’interpretazione del francese Pierre Clémenti e prodotto dal cugino Giovanni. Gran parte del film si rifà “in diretta” all’attualità del Maggio parigino. Nei mesi successivi, concretizza la doppia decisione di prendere la tessera del PCI e di cominciare una psicoanalisi.

1970 Concepiti entrambi sul lettino dell’analista, escono quasi in contemporanea Strategia del ragno (da un racconto di Jorge Luis Borges), con Giulio Brogi e Alida Valli, e Il conformista (dall’omonimo romanzo di Moravia), con Jean-Louis Trintignant, Stefania Sandrelli e Dominique Sanda. I due lungometraggi, ambientati durante il Ventennio Nero, rivelano al pubblico internazionale un giovane regista sempre più aperto sull’esplorazione dell’inconscio e impegnato politicamente, come testimonia anche il documentario La salute è malata o i poveri muoiono prima, fatto per il PCI.

Bernardo Bertolucci con Alberto Moravia a casa di Laura Betti

1972 Un’altra tappa decisiva viene varcata con l’uscita di Ultimo tango a Parigi, il cui lungo processo per “offesa al comune senso del pudore”, oltre al planetario successo di scandalo, gli varrà la perdita dei diritti civili per cinque anni.

1976 Scritta in collaborazione col fratello Giuseppe e il montatore Franco Arcalli, la saga di Novecento – cinque ore di proiezione sulla lotta tra comunisti e fascisti nella Bassa padana – è salutata in tutta Europa come l’equivalente italiano di Via col vento. Malgrado l’enorme successo di pubblico in Italia e un cast internazionale stellare (Burt Lancaster, Sterling Hayden, Gérard Depardieu, Robert De Niro, Donald Sutherland, Romolo Valli, Laura Betti, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda…), il film sarà decisamente boicottato sia negli Stati Uniti sia in Unione Sovietica.

1979 Altro rifiuto da parte dell’America nei riguardi de La Luna, che mette in scena il fantasma dell’incesto tra una cantate lirica e il figlio teenager, in una doppia chiave registica tra melodramma e commedia sofisticata. Nella parte della trasgressiva diva Caterina Silveri, la spregiudicata star Jill Clayburgh. In Francia La Luna è subito definito in modo quasi unanime l’espressione della “quintessenza” stessa della cultura italiana, e rimane tra le opere più amate del maestro parmigiano.

1981 La tragedia di un uomo ridicolo, con Anouk Aimée e Ugo Tognazzi (premiato quell’anno a Cannes per la sua interpretazione), illustra in un registro sottilmente onirico la rivalità tra padre e figlio nel confuso contesto degli “anni di piombo”. Con il senno di poi, risulta che questa fatica incredibilmente audace e personale all’epoca sia stata veramente capita solo dalla critica internazionale più avanzata e dai severissimi Cahiers du Cinéma e Positif.

1983 Presiede la giuria della 40a Mostra del cinema di Venezia che assegna il Leone d’oro a Prénom Carmen di Jean-Luc Godard.

1984 Tramontati i progetti di portare sullo schermo il nuovo romanzo di Moravia, 1934, e soprattutto Red Harvest, da Dashiell Hammett – che ambiva girare in America fin dal 1971 –, il regista si innamora imprevedibilmente dell’autobiografia di Pu Yi, l’ultimo Figlio del Cielo, il quale, dovutamente “rieducato” sotto il regime del presidente Mao, trascorse gli ultimi anni della sua vita come giardinere all’Orto botanico di Pechino.

1987 Il kolossal d’autore L’ultimo imperatore, girato per sei mesi in Cina come produzione indipendente europea messa su dall’inglese Jeremy Thomas, diventa il primo simbolo di una certa (altro)mondializzazione, specialmente in seguito alla consacrazione storica di ben 9 premi Oscar avvenuta a Hollywood nell’aprile 1988. Forse ingannati dalla partecipazione di Peter O’Toole, accanto a John Lone, Joan Chen e una schiera di attori orientali, non pochi sbaglieranno da questo momento in avanti nel vedere in Bertolucci il degno successore dell’ormai ritirato David Lean, il regista leggendario di Lawrence d’Arabia e del Dottor Zivago.

1990 Presiede la giuria del 40° Festival di Cannes che assegna la Palma d’oro a Cuore selvaggio di David Lynch. Pochi mesi dopo, in piena guerra del Golfo, esce sugli schermi Il tè nel deserto, dal romanzo di culto di Paul Bowles su una coppia di artisti newyorchesi in viaggio nel Sahara. La pellicola, interpretata da Debra Winger e John Malkovich, viene immediatamente accolta come la seconda parte di quella che poi verrà chiamata la bertolucciana “trilogia orientalista”, o “trilogia dell’altrove”.

1993 Indirizzato innanzitutto al pubblico giovanissimo, Piccolo Buddha, con Keanu Reeves nei panni dell’esotico principe di nome Siddhartha, porta ugualmente gli spettatori più maturi alla scoperta della millenaria saggezza dell’Oriente, ispirandosi al caso – autentico – di un ragazzino statunitense ritenuto la reincarnazione di un lama tibetano deceduto in esilio in Occidente.

1996 Io ballo da sola, interpretato tra gli altri dalla diciannovenne Liv Tyler e dall’inglese Jeremy Irons, segna l’atteso ritorno in patria del “Signor Oscar”, qui sceneggiato dall’autrice newyorchese Susan Minot, come pure l’inizio di una seconda trilogia, quasi antitetica rispetto alla sfarzosità della precedente: la “trilogia intimistica”, detta anche la “trilogia da camera”.

Bernardo Bertolucci e Clare Peploe

1998 Una profuga africana è la protagonista de L’assedio (da un racconto di James Lasdun), destinato in partenza alla Rai e prodotto dal fratello Giuseppe e dalla moglie Clare Peploe. Per Shandurai (Thandie Newton), un eccentrico pianista inglese (David Thewlis) espatriato a Roma si dimostra pronto a sacrificare perfino lo strumento che lo fa vivere, memore a sua volta della lezione di Cocteau: “Non esiste l’amore; esistono solo prove d’amore”.

2001 Con il cortometraggio Histoire d’eaux, che torna sul tema dell’immigrazione, contribuisce, insieme a quattordici altri autori provenienti da tutte le parti del mondo, al progetto collettivo Ten Minutes Older, prodotto da Wim Wenders, sul tema universale del tempo.

2003 Nuovo successo di scandalo per The Dreamers – I sognatori, girato a Parigi, che rivisita lo spirito utopistico di un’intera generazione, nei giorni che precedono l’esplosione del Maggio ’68. I tre “sognatori” del titolo sono Eva Green, Louis Garrel e Michael Pitt.

2007 Riceve a Venezia il Leone d’oro speciale del 75° alla 64a Mostra del Cinema.

2011 Palma d’oro alla carriera al 64° Festival di Cannes.

2012 La “trilogia da camera” diventa “quadrilogia” con Io e te. Liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti e interpretato dal quattordicenne Jacopo Olmo Antinori e dall’esordiente Tea Falco, è l’ultimo lungometraggio diretto da Bertolucci, costretto da cinque anni alla sedia a rotelle.

2013 Presiede la giuria della 70° Mostra del cinema di Venezia che assegna il Leone d’oro al documentario Sacro GRA di Gianfranco Rosi. Sempre a Venezia presenta il corto Scarpette rosse, inserito nella raccolta Future Reloaded.

2014 L’Università degli Studi di Parma gli conferisce la Laurea Honoris Causa in Storia e critica delle arti e dello spettacolo.

2018 Scompare pochi giorni dopo aver terminato la sceneggiatura di The Echo Chamber, scritta insieme a Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi.

Foto di Valerio De Berardinis

I left the ending

ambiguous,

because that is

the way life is.