Attilio Bertolucci

Attilio Bertolucci nasce a San Prospero Parmense il 18 novembre 1911 in una famiglia della media borghesia agraria. Conclusi gli studi secondari a Parma, al Convitto Maria Luigia, dove conosce Cesare Zavattini, e al Ginnasio Liceo Gian Domenico Romagnosi, dove stringe amicizia con Pietro Bianchi, e incontra Evelina Giovanardi, “Ninetta”, della quale si innamora, fidanzandosi dopo alcuni anni con lei. Mentre la fanciulla si trasferisce a Bologna per gli studi universitari di Lettere classiche, si iscrive, malvolentieri, alla Facoltà di Giurisprudenza di Parma, che lascia per frequentare la Facoltà di Lettere all’Università di Bologna, dove segue con vivo interesse le lezioni di storia dell’arte tenute da Roberto Longhi, avendo come compagni Francesco Arcangeli e Giorgio Bassani. Il suo primo libro di versi Sirio esce nel 1929, seguito nel 1934 da Fuochi in novembre, molto apprezzato dalla critica. Si laurea nel 1938 con una tesi su Mario Pratesi e nello stesso anno si sposa con Ninetta.

Insegna italiano e storia dell’arte al Convitto Maria Luigia. In quegli anni Parma è una città intellettualmente vivace: nei suoi caffè Attilio, con l’amico Bianchi, incontra letterati e uomini di cultura come Enzo Paci, Mario Luzi, Carlo Bo, Oreste Macrì, Maurizio Alpi e stringerà una grande amicizia con il poeta Vittorio Sereni che lo raggiunge spesso a Baccanelli dove la famiglia abita. Intanto collabora a varie riviste e, su invito dell’editore Ugo Guandalini, fondatore della casa editrice Guanda, progetta e dirige l’importante collana di poeti stranieri “Fenice”. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 Attilio e Ninetta col piccolo Bernardo, nato nel 1941, abbandonano la città e si rifugiano a Casarola, nella casa degli avi Bertolucci. Nel 1944 avviene un feroce rastrellamento tedesco, cui fortunatamente sfuggiranno.

Nel 1945 riprende un’intensa collaborazione con la Gazzetta di Parma, iniziata fin dal 1928, come critico cinematografico. Nel 1947 nasce il secondogenito Giuseppe. Nel 1950 Roberto Longhi e Anna Banti avviano la rivista d’arte e letteratura “Paragone”, della cui redazione fa parte, legato al Maestro da un rapporto profondo di stima e affetto. Il 1951 è un anno significativo: si trasferisce a Roma, seguito a distanza di qualche mese dalla moglie, e pubblica la sua terza raccolta di liriche, La capanna indiana. Nella Capitale insegna per pochi anni al Liceo Virgilio Storia dell’arte e avvia una collaborazione con l’editore Garzanti, lavorando anche per la radio e la televisione e proseguendo la sua attività di giornalista per diverse testate letterarie. La sua fama di poeta e di scrittore gli ottiene da parte di Enrico Mattei nel 1954 la direzione della rivista industriale “Il Gatto Selvatico”, sulle cui controcopertine pubblica le Lezioni d’arte. La vita romana è vivace e foriera di molti contatti, con Carlo Emilio Gadda, Enzo Siciliano e con Pier Paolo Pasolini, che aiutò a pubblicare il primo romanzo Ragazzi di vita e al quale fu vicino con profonda amicizia. Alla sua morte subentra nella direzione della rivista “Nuovi Argomenti”.

Mantiene sempre forti rapporti con la città d’origine e, nel 1957, contribuisce alla rinascita, a Parma, della rivista di lettere e arti Palatina“, diretta da Roberto Tassi, alla quale contribuisce Giorgio Cusatelli. Nel 1971 esce la raccolta Viaggio d’inverno, nel 1984 il primo libro del poema La camera da letto, a cui si è dedicato fin dal 1954, e nel 1988 il secondo. Nel 1990 Bertolucci unisce in un solo volume, Le poesie, tutti i testi delle raccolte precedenti e l’anno successivo una scelta di saggi critici, Aritmie. Nel 1993 compone una nuova raccolta, Alle sorgenti del Cinghio, e nel 1997 l’ultima, La lucertola di Casarola. Nel 1997 escono, edite da Arnoldo Mondadori Editore nella collana 
I Meridiani,
le Opere a cura di Paolo Lagazzi e Gabriella Palli Baroni. L’ultima sua raccolta Ho rubato due versi a Baudelaire. Prose e Divagazioni accompagna, con un’antologia Dagli Scapigliati ai Crepuscolari, gli ultimi anni. Attilio Bertolucci muore nella sua casa di via Carini a Roma il 14 giugno 2000, assistito dalla moglie e dai due figli. È sepolto a Parma, nella cappella di famiglia del cimitero della Villetta.

Giuseppe Bertolucci

Giuseppe Bertolucci è stato regista di cinema e teatro, sceneggiatore e poeta, intellettuale e animatore culturale. Figlio del poeta Attilio e di Ninetta Giovanardi, fratello minore di Bernardo, nasce il 24 febbraio 1947 a Parma, dove vive fino al 1952, quando raggiunge la famiglia che si è trasferita a Roma, nel quartiere Monteverde Vecchio.

Fin da giovanissimo si dedica alla pittura e alla poesia (una scelta di suoi versi è uscita postuma per i tipi di Diabasis con il titolo Professione di poeta incerto). Dopo la maturità classica si iscrive all’Università di Firenze, Facoltà di Lettere, dove si appassiona agli studi di linguistica e vive attivamente il Sessantotto. Una crisi sentimentale lo allontana da Firenze; il fratello Bernardo gli propone di fare da aiuto regista sul set di Strategia del ragno (1970), esperienza che segna per Giuseppe la scoperta della macchina da presa. Debutta alla regia con il mediometraggio tv Andare e venire (1971), prodotto dalla Rai per i Programmi Sperimentali, che vede tra gli interpreti il poeta Enrico Furlotti, Lucia Poli, sua compagna di allora, e Laura Betti. È la prima occasione per lavorare insieme all’amico di sempre Mimmo Rafele, in seguito suo collaboratore, con Lidia Ravera, a molte sceneggiature, e al direttore della fotografia Renato Tafuri, che lo seguirà fino al 1987.

Nel 1975 inaugura a Roma il Teatro Alberichino con il monologo Cioni Mario di Gaspare fu Giulia, debutto di Roberto Benigni e del suo personaggio Cioni Mario, riapparso poi nei programmi televisivi Onda libera (1976) e Vita da Cioni (1978), e nel primo lungometraggio per il cinema di Giuseppe, Berlinguer ti voglio bene (1977), che vede anche la partecipazione di Alida Valli nel ruolo della Madre. Insieme a Kim Arcalli e al fratello Bernardo scrive la sceneggiatura dell’imponente Novecento (1976); durante le riprese del film realizza il documentario metacinematografico Abicinema (1975), cui segue Se non è ancora la felicità (1976), su un festival della FGCI. Nel settembre 1977 inizia il suo legame con Lucilla Albano, futura docente di storia del cinema all’università, che sposa in Campidoglio nel 1982.

Nel 1980 gira due film alla Stazione Centrale di Milano: Oggetti smarriti, prodotto dal fratello Bernardo, con Mariangela Melato, Bruno Ganz e Laura Morante, e il documentario Panni sporchi, commissionato dall’Ufficio Stampa e Propaganda del PCI per una campagna elettorale. Del 1985 è il fortunato Segreti segreti, scritto con Vincenzo Cerami, che riflette sul terrorismo e vanta un importante cast femminile, da Lina Sastri a Giulia Boschi, da Stefania Sandrelli a Lea Massari. Ritrova Roberto Benigni in Tuttobenigni dal vivo (1986), filmando la sua tournée dell’estate 1983, e gira due lungometraggi con protagonista Diego Abatantuono: Strana la vita (1987), tratto dall’omonimo romanzo di Giovanni Pascutto, e I cammelli (1988), primo dei suoi film con la fotografia di Fabio Cianchetti. Nell’ottobre 1988 gira in Val Pessola quello che a detta di molti critici è il suo film più felice: Amori in corso (1989), con Amanda Sandrelli, Francesca Prandi e Stella Vordemann, è una produzione a basso costo, con destinazione televisiva, in cui traspare tutta la sua libera creatività.

Nel 1991 partecipa a La domenica specialmente, film a episodi dai racconti di Tonino Guerra, diretto, oltre che da Bertolucci, da Giuseppe Tornatore, Marco Tullio Giordana e Francesco Barilli. Nel 1992 si cimenta con la fiction televisiva Una vita in gioco, dove ritrova le predilette Mariangela Melato e Alida Valli, cui segue il pirotecnico Troppo sole (1994) con Sabina Guzzanti protagonista assoluta in quattordici ruoli. Nel 1999 esce Il dolce rumore della vita, interpretato da Francesca Neri e Rosalinda Celentano, protagonista anche del successivo L’amore probabilmente (2001) con Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni, girato interamente in digitale prima che diventasse una consuetudine.

Ha dedicato due documentari a Pier Paolo Pasolini (Pasolini prossimo nostro, 2006; La rabbia di Pasolini, 2008). Si è occupato di poesia e delle possibilità di metterla in scena: nelle sinopie video de Il congedo del viaggiatore cerimonioso (1991), dai versi di Giorgio Caproni, realizzate con gli allievi della Scuola Paolo Grassi di Milano (tra cui un giovane Antonio Albanese), e in tre interessanti piccoli film: Il Correggio ritrovato (1991), con protagonista il padre Attilio, In cerca di Eugenio Montale (1996) e In cerca della poesia. Tracce e indizi (1998), costruito sul materiale delle Teche Rai.

Si è molto dedicato al teatro, cimentandosi con l’opera lirica (La Traviata, Parma, Teatro Regio, 2001), con il tele-teatro (Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, versione televisiva dello spettacolo diretto da Luca Ronconi, 1997), e prediligendo in particolare la forma-monologo. Tra le sue pièce si ricordano Raccionepeccui (1983) con Marina Confalone; due monologhi con Antonio Piovanelli, Il pratone del Casilino (1994), da Petrolio di Pasolini, e Casa d’altri (2011), dal racconto di Silvio D’Arzo; due monologhi con Fabrizio Gifuni: ‘Na specie de cadavere lunghissimo (2004) e L’ingegner Gadda va alla guerra (2010); Karénina. Prove aperte di infelicità (2012), scritto da Emanuele Trevi e Sonia Bergamasco, anche unica interprete in scena.

Dal 1997 al 2011 è stato presidente della Cineteca di Bologna. Nel 2011 Bompiani ha pubblicato il libro Cosedadire, in cui sono raccolti interventi e saggi scritti nel corso della vita. Dopo due anni di malattia, il 16 giugno 2012 muore all’Ospedale di Tricase, nel Salento, non lontano da Diso, dove aveva acquistato una casa. La Fondazione Bernardo Bertolucci custodisce oggi le carte del suo archivio, attualmente in fase di catalogazione.